Il vino d’Italia che ha il gusto della storia
Quando si dice il tempo. Mentre svolgo le mie ricerche per un approfondimento sul vino Lessona, sono giorni burrascosi nei gossip politici e giudiziari nazionali: rimbalzano sulle cronache i particolari di chi voleva organizzare festini a base di champagne a favore dell’incaricato di gestire i grandi eventi per la celebrazione dei centocinquant’anni dall’unità d’Italia. Un secolo e mezzo ridotto in un bicchiere, dove l’attualità del terzo millennio non ci fa una gran figura, se paragonata a quegli anni gloriosi della nascita della nostra nazione. Allora, infatti, nientemeno che l’economista biellese Quintino Sella, mentre ricopriva l’incarico di Ministro delle Finanze, preferì alle bollicine d’oltralpe quel rosso piemontese prodotto dalla sua famiglia che circa un secolo dopo sarebbe diventato una doc di nicchia.
Il Lessona, che trae il nome dal Comune di duemilacinquecento anime nel cui esclusivo territorio collinare è consentita la produzione, con vitigni di nebbiolo in massima parte, è un vino rosso granato che con l’invecchiamento assume sfumature di colore arancione: deve riposare in botti obbligatoriamente per due anni, di cui almeno uno in fusti di legno, fino ad ottenere una gradazione alcolica di 12°. Il profumo è caratteristico, fine, e ricorda la viola; il sapore è asciutto e intenso, gradevolmente tannico, e mantiene un retrogusto persistente e piacevole. In gastronomia, si abbina alla perfezione con i piatti tipici della tradizione regionale, tra cui le carni rosse, il bollito misto, il pollame nobile e la selvaggina; viene consigliato anche con i formaggi stagionati e con la fonduta.
Dal punto di vista enologico, il Lessona si può ottenere anche aggiungendo, a non meno del 75% di uve nebbiolo, uve di bonarda e vespolina, singolarmente o insieme. È quanto scritto nelle disposizioni di legge, che prevedono anche l’inizio dell’invecchiamento al primo giorno dell’anno successivo alla vendemmia. Sono queste le indicazioni contenute nel disciplinare di produzione che regolamenta questa doc, di istituzione relativamente recente rispetto ai tempi di Sella, ovvero l’anno 1976.
Comunque questo cognome era destinato ad essere legato a doppio filo al rosso biellese, se si pensa che la cantina della famiglia del politico ottocentesco opera a Lessona fin dal diciassettesimo secolo, e risulta essere tra le più antiche ancora in attività in Italia. Il signor Gioachino, erede contemporaneo, ha aperto le porte dell’azienda al fotografo di EV: il vino raro e prezioso che si produce nell’omonimo Comune, imbottigliato da un totale di appena quattro società, riserva proprio qui alcune significative curiosità che – sole – varrebbero il racconto di una storia. Oltre al celebre brindisi in onore dell’unità d’Italia, infatti, c’è quella bottiglia con l’etichetta scritta a mano “Lessona 1921” stappata da un avo il 5 maggio 1936 per festeggiare l’occupazione della città di Addis Abeba da parte delle truppe tricolori, nella guerra d’Etiopia che segnò la nostra esperienza coloniale.
Ma la storia di questo vino, nel centro biellese, si lega anche a un altro nome: Villa Corinna. C’è chi dice che la viticoltura lessonese dell’Ottocento e del Novecento si sia in gran parte giocata qui. Sotto il nome di Fattoria Beglia, infatti, questa costruzione nobiliare vide gli anni del periodo più fiorente della coltivazione della vite in paese, e per tutto il diciannovesimo secolo diede lavoro tra i filari a decine di contadini e massari, arrivando a produrre quantità di uve impensabili ai giorni nostri, che i documenti d’archivio citano in cinquecentosessanta quintali per la vendemmia dell’anno 1900.
Oggi, il modo migliore per conoscere e degustare il Lessona è sicuramente partire alla volta delle colline del Biellese orientale, nell’Alto Piemonte, e seguire quella che potremmo definire la moderna strada del vino. Prima tappa è Candelo, che racchiude il cuore pregiato dell’antico ricetto medievale, e consente la scoperta dello splendido territorio – simile alla savana africana – protetto dalla Riserva Naturale Orientata delle Baragge; da qui, dopo un breve tratto di superstrada fino a Cossato, si raggiunge la zona di produzione di alcune doc regionali, il Lessona stesso e il Bramaterra, e del Coste della Sesia. È questa una delle zone più verdi della provincia, disseminata di borghi di interesse tra cui anche Masserano, di aspetto medievale con pregevoli portici, e Sostegno, dagli incantevoli panorami: meta di sempre numerosi cercatori di funghi, tutto l’anno si presta all’escursionismo tra i filari di importanti tenute nobiliari o costeggiando piccoli vigneti lungo i sentieri che portano verso le montagne della Valsessera.
© Claudia Patrone 2010 per EV








