Viaggio documentario italiano
Esistono tanti modi di viaggiare. Per qualcuno, si tratta di percorrere chilometri con una fotocamera a tracolla. Per qualcun altro, è leggere un buon libro o una bella rivista. Inutile poi ricordare che uno dei più evocativi è il cinema. Ma esiste anche una modalità che le raggruppa tutte, e che per certi versi potrebbe essere considerata la summa ideale di quelle citate: è il documentario, il prodotto audiovisivo che dal cinema ha preso il linguaggio, dallo spostamento fisico il modello di azione, dal libro la voglia di approfondire e conoscere.
Se capitate a Roma nelle prossime settimane, il consiglio è quello di ricavare qualche ora da dedicare ad un’interessante iniziativa che si svolge dal 10 novembre al 17 dicembre prossimi: appuntamento alla Casa del Cinema, delizioso luogo di consacrazione della settima arte nel cuore di Villa Borghese, nella cosiddetta Casina delle Rose, in largo Mastroianni 1.
È qui infatti che si snoda uno dei viaggi più interessanti del documentario italiano: la fase finale del Doc/It Professional Award, nella sua seconda edizione, presenta la migliore produzione nazionale. Durante la rassegna saranno proiettate le cinque opere più votate fra tutte le numerose pervenute, a dimostrazione che il cinema nostrano – e il suo fratello minore non fa eccezione – nonostante la crisi gode di eccellente salute.
Un’Academy composta da oltre cento fra autori, produttori, direttori di festival e critici ha avuto modo di visionare i ventisei titoli finalisti in streaming video e votarli online sulla piattaforma www.italiandoc.it. Nel mese dedicato alla votazione sono stati registrati più di millesettecento visionamenti e i membri dell’Academy hanno espresso nel complesso quattrocento voti distribuiti tra tutte le opere in concorso.
I cinque titoli che hanno ricevuto più voti – e si contenderanno l’ambito Doc/It Professional Award – sono: “El sicario – Room 164” (2010, Gianfranco Rosi), documentario sulla vita di un killer di profonda intelligenza, mai condannato ma fuggitivo poiché sulla sua testa pende una taglia da duecentocinquantamila dollari, girato nella stanza di un motel al confine tra Messico e Stati Uniti; “Cielo senza terra” (2010, Giovanni Maderna e Sara Pozzoli), una pellicola dove l’infanzia e il suo desiderio di conoscere si confrontano con le inquietudini della vita adulta, con un padre e suo figlio di otto anni che camminano insieme nella natura di una montagna; “This is my land… Hebron” (2010, Giulia Amati e Stephen Natanson), un implacabile viaggio alla scoperta dell’animo umano, in una terra eterna – come quella palestinese – dove si scontrano famiglie contro famiglie; “Left by the ship” (2010, Emma Rossi Landi e Alberto Vendemmiati), che racconta la parabola di quattro amerasiatici, figli di prostitute filippine e soldati americani, e la loro vita di discriminazione e abbandono; “Il castello” (2011, Massimo DʼAnolfi e Martina Parenti), ovvero il ritratto di una contemporanea frontiera, ispirato da un anno trascorso nell’aeroporto intercontinentale di Milano Malpensa, dove si sperimentano le nuove forme del controllo con Servizi Segreti italiani e stranieri, Polizia di Frontiera, Guardia di Finanza, Guardie giurate, cani antidroga, antivaluta e antiesplosivo, telecamere ovunque e la paura sempre alimentata di un pericolo sconosciuto in arrivo.
Le proiezioni si svolgeranno nelle date citate alla Casa del Cinema. Al termine sarà proclamato il miglior documentario italiano dell’anno. Doc/It è l’ente di rappresentanza ufficiale dei produttori e degli autori del documentario italiano: associa attualmente circa ottanta imprese e oltre centoventi autori, per un totale di duecentocinquanta professionisti, in costante relazione con un bacino di tremila soggetti, tra operatori nel settore dell’audiovisivo e della comunicazione e rappresentanti di enti, istituzioni, università e luoghi di cultura. Il suo obiettivo è promuovere il cinema del reale.








