reportage

Bianco vigezzino

Torniamo a Santa Maria Maggiore, e l’inverno ci regala la Piana

Il nostro lungo viaggio a puntate sul binario della Ferrovia Vigezzina, che l’anno scorso ci ha accompagnato – nei mesi e attraverso le stagioni – a percorrere la risalita dolce ma tortuosa della bella valle ossolana solcata dal Melezzo Orientale, si concludeva con una promessa, quasi un imperativo emotivo: qui dovremo tornarci il prossimo inverno, con la neve. Ed eccoci arrivati, ora. I giorni festivi dell’inizio dell’anno, una volta tanto, non sono responsabili della suggestione del luogo. Qui lo spumoso candore e i cristalli di gelo restituiscono allo sguardo il carattere selvaggio eppure familiare di questa montagna di confine, e connotano di una personalissima impronta sia la visita turistica sia la semplice passeggiata. Mai come in questa stagione, il Verbano riserva sorprese paesaggistiche così intense e varie. Mentre sul lago nemmeno si immagina l’atmosfera soffice che ammanta la valle, ripercorriamo la strada ferrata della Vigezzina con occhi nuovi, e lasciamo che il bianco ci guidi alla scoperta dell’inedita veste del luogo. A Santa Maria Maggiore è tempo di scendere: questo è sì il centro più rappresentativo della vallata, ma oggi consentirà anche di godere delle tipiche attività invernali sportive. La cosiddetta Piana di Vigezzo, infatti,è un indirizzo ideale per chi ama gli impianti sciistici e, in particolare, le discese. Eppure, prima di buttarci nella mischia, trascinati da un’irrefrenabile attrazione verso il fascino naturale emanato dal territorio, specialmente in questo periodo dell’anno, ci concederemo – e consigliamo a chiunque voglia trasformare una semplice gita d’inverno fuoriporta in un viaggio intimo anche culturale e, vorrei dire, sentimentale – di godere autentiche verità che trascendono il tempo. Ad esempio il fumo dai camini, segno di calore domestico e partecipazione umana. Le antiche mulattiere che si intravedono appena sotto
la coltre innevata, calpestate un tempo da pastori e contrabbandieri così come ora sono sfiorate dalle lame di odierni sciatori. Il silenzio della solitudine e degli spazi selvaggi, una delle esperienze più intense da vivere in situazioni come questa. E tutto quel che fa la differenza tra il sentire dei pochi residenti, abituati alla quotidianità faticosa e resistente della vita di montagna in inverno, e lo spirito leggero e comunque distante dei numerosi turisti che nel fine settimana e nei giorni di festa con il loro vociare fanno da comparse nella scena. Anche questo dunque ci racconta, oggi, la Valle Vigezzo, altopiano di una bellezza rara, se si pensa che la sua inconsueta posizione geografica Est-
Ovest ne fa un luogo capace di catturare una maggior quantità di luce nella stagione breve. Sia che si arrivi con il treno a scartamento ridotto, sia che si percorra senza fretta la panoramica statale 337 che collega l’Ossola con il confine svizzero di Ponte Ribellasca, sono diverse le occasioni per fermarsi a uno degli impianti sciistici di risalita o di fondo, e per raggiungere nuove località e nuovi paesaggi. Come detto, Santa Maria Maggiore è il centro da
cui partire, e a cui tornare. Da qui si può tentare l’esplorazione invernale del vicino Parco Nazionale della Val Grande, affidandosi a una delle esperte guide naturalistiche, ma anche semplicemente immergersi nella quiete ell’ambiente innevato, usufruire delle numerose strutture sportive offerte dal paese, o riposare in una tranquilla atmosfera di vacanza al tepore di una vecchia stufa in pietra. E se l’aria frizzante non spaventa, e la vita outdoor chiama anche in gennaio, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Con la cabinovia da Prestinone a Craveggia si raggiungono facilmente i citati impianti di discesa della Piana di Vigezzo, a 1.712 metri di quota: qui gli amanti delle piste trovano venti chilometri attrezzati per ogni difficoltà, con un dislivello da 800 a 2.064 metri, possibilità di praticare snow-board e di noleggiare l’equipaggiamento tecnico necessario. Per i fondisti, promette belle sensazioni la lunga pista ad anello che unisce Malesco, Santa Maria Maggiore e Druogno, e attraversa boschi, radure, pinete cariche di neve. Mentre coloro che non possono rinunciare agli ambienti alpini d’altitudine possono trovare soddisfazione nella pista di fondo in quota della Valle Loana. Ci aveva intrigato in primavera, provenendo dal lago nel nostro primo viaggio sull’antica rotaia a scartamento ridotto. Ci aveva incantato d’estate, alla scoperta di borghi e scorci di alta spiritualità
come Marone. Ci aveva emozionato d’autunno, nella tappa sacra al Santuario di Re carico di devozione. Ma a questa Val Vigezzo, anche il bianco d’inverno è decisamente un colore che dona.

fotografie: Giovanni Fasoli

testo: Claudia Patrone


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