San Gaudenzio, amarcord di una celebrazione



A Novara tutti riuniti per la festa del patrono
Il 22 gennaio 418 moriva a Novara Gaudenzio
da Ivrea. Primo vescovo della
città, fondatore e diffusore della dottrina
cristiana nel territorio novarese,
amico e consigliere di Sant’Ambrogio, oggi viene
venerato come Santo dalla Chiesa cattolica edè considerato protettore del capoluogo piemontese.
Per questo, il 22 gennaio, a lui è dedicata la
festa patronale di Novara.
Quella di San Gaudenzio è una festa che ha in
cartellone celebrazioni, iniziative, incontri e concerti,
che seguono e precedono la data canonica
del giorno 22. E ancora è un appuntamento che
prevede una visita allo scurolo, la cripta della chiesa,
e soprattutto vuole che si consumi quel rito
irrinunciabile dell’acquisto dei celebri marroni,
grosse castagne essiccate e infilate in uno spago
come una lunga catena. Perché, di anno in anno, i
novaresi festeggiano il patrono all’insegna di una
consolidata tradizione più forte di ogni modernità,
che si ripropone sempre uguale a se stessa,
immutata e immutabile nel tempo.
Nei miei ricordi, la celebrazione di San Gaudenzio
aveva inizio proprio con l’appuntamento in
chiesa, nella basilica antonelliana che del patrono
novarese porta il nome. L’elegante facciata ottocentesca,
che occhieggia dalla stretta via che conduce
al Baluardo, invitava ad entrare, mentre il
suono festoso e ininterrotto delle campane scandiva
le ore del giorno di festa.
La visita alla cripta del Santo, posta all’interno della
basilica, era l’inizio di un percorso obbligato. Ci si
accalcava di fronte allo scurolo, tenendo stretta la
mano di chi ci accompagnava, nell’attesa che arrivasse
il nostro turno per guardare le reliquie del
santo, ancora oggi esposte solo in occasione della
celebrazione. Il buio tutt’intorno, e l’odore di incenso
e candele, rendevano quell’incontro un momento
unico, pregno di suggestioni e del timore di
perdersi tra i profumi e i silenzi circostanti.
Il premio, per quell’attesa, non appena si usciva
a respirare l’aria gelida e nebbiosa di gennaio, era
per noi bambini un palloncino colorato, che sarebbe
poi volato in cielo celebrando nel rito più alto la nostra festa personale. Anche oggi i venditori
di palloni sono presenti sul sagrato e sulle
vie intorno alla basilica. Oggi, però, i palloncini
hanno forme bislacche, con colori e disegni irreali
che seguono le mode – come ogni giocattolo e
ogni mercanzia. Dopo il piccolo acquisto, si guardavano le bancarelle
susseguirsi sulle vie limitrofe. Via Gaudenzio
Ferraris, via Dei Cattaneo, via Dei Gautieri.
Strade strette ed acciottolate, con facciate di
case nobiliari, sapientemente restaurate, e piccoli
scorci da cui ammirare l’imponente cupola antonelliana,
formano il vero cuore del centro storico
cittadino, ed ancora oggi sono il teatro dei festeggiamenti
patronali. Camminando in queste vie, si
possono ammirare eleganti cortili nascosti tra inferriate
in ferro battuto o massicci portoni, mentre – di tanto in tanto – l’occhio scorge vedute
inaspettate tra il Baluardo e la catena delle Alpi.
Sono ancora e sempre tante ed assiepate, in queste
strette vie, le bancarelle, i cui profili diseguali si
confondono tra il grigiore della nebbia e il fumo
delle caldarroste, e si susseguono composte in
quella che si potrebbe definire una processione di
venditori. Qui, durante la festa di San Gaudenzio,
si trova davvero di tutto: torroni d’Alba e dolciumi
regionali, zucchero filato e frittelle, bigiotteria e vestiti,
giocattoli e oggettistica artigianale. E soprattutto
ci sono i marroni. D’obbligo, a questo punto, è acquistarli. Infatti quella dei marroni è – come
detto – una tradizione irrinunciabile per i novaresi.
Il rito si ripete immutato a distanza di decenni,
per me come per i molti concittadini che ancora
ne apprezzano l’antico sapore. Appena arrivati, si
guardano con aria apparentemente disinteressata
le file penzolare dalle bancarelle o appese ai muri
delle case. A poco a poco, si assaggia il prodotto
con gli occhi, valutando la qualità delle diverse
proposte, e si confrontano i prezzi esposti. Poi, solo
alla fine di quel lungo ponderare, solo dopo avere
consumato il lento e gustoso rito della scelta, i marroni
si acquistano per poterli poi gustare soltanto a
casa, a fine pasto, magari accompagnandoli ad un
buon bicchiere di vino.
La festa novarese di San Gaudenzio è sostanzialmente
tutta qui. Un appuntamento fatto di piccole
cose, di percorsi che partono dallo scurolo della
basilica e proseguono lungo piccole vie centrali,
immerse nelle nebbie di giornate invernali. Eppure
il 22 gennaio è per noi un giorno di quelli importanti,
che non possono essere dimenticati né trascurati. Ricordare il patrono della città, e celebrarlo, è forse per molti soltanto un’occasione. Un
pretesto per restare a Novara, oppure per ritornarvi.
Perché – si sa – tra le file di marroni e lo scampanellio
delle campane a festa, la città, per molti di
noi, il 22 gennaio ritorna ad essere… casa.
fotografie: Luca Grazioli
testo: federico Maria

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